Parrocchia S. Maria del Soccorso

Ripartire da Cristo

Ritiro parrocchiale di Quaresima: meditazione su Gv, 21

3 marzo 2001

"Se volessimo ricondurre al nucleo essenziale la grande eredità che l'esperienza giubilare ci consegna, non esiterei a individuarlo nella contemplazione del volto di Cristo"
Giovanni Paolo II - Novo Millennio Ineunte n. 15

1. - Sulla riva del primo incontro

"Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli, al bordo del mare, così..."

Gesù si manifesta ai discepoli sulla riva del lago per far rinascere in loro la fiducia e la gioia della sequela e della missione.

La riva del lago ricorda gli avvenimenti di fede del primo incontro che li aveva sedotti ( Mt.4,8-20; Mc.1,16-20; Lc.5,1-11), della prima chiamata che aveva procurato loro tanta libertà da lasciare tutto per seguirlo e della prima evangelizzazione, quando alla parola di Gesù: "Duc in altum, Getta la rete", Pietro aveva risposto: "Sulla tua Parola getterò la rete!" e le reti si riempirono di pesci.

Quel primo incontro di Pietro e degli altri illumina la storia della nostra fede e della nostra vocazione.

"Gesù si manifestò" (efanèrosen): "Manifestare" vuol dire farsi conoscere, rivelare il mistero profondo della persona, farsi conoscere nella sua realtà più profonda di amico, di salvatore, di maestro, di Signore, nella sua vita, nel suo amore, la sua verità, la sua amicizia, la sua potenza, il suo perdono. La conoscenza di Cristo è una comunione d'amore.

Noi possiamo essere testimoni del Risorto, solo perchè Egli prende l'iniziativa di rivelarsi, di manifestarsi. La conoscenza del Cristo è un dono, una rivelazione. Invochiamo questo dono oggi: Gesù, manifestati a noi come risorto, salvatore, amico, a noi, a questi fratelli, alla nostra Chiesa, a...

"di nuovo": Gesù continua a manifestarsi alla sua Chiesa, a noi; Nuovamente, perchè non è stata sufficiente una volta. Dopo la prima volta vengono il dubbio, la tiepidezza, la pigrizia, lo scoraggiamento, il peso delle preoccupazioni quotidiane. Anche noi, come loro, abbiamo bisogno di manifestazioni continue. Gesù lo sa e desidera manifestarsi a noi sempre in modo nuovo.

"ai discepoli": non nel frastuono, nelle piazze, ma ai discepoli che lo seguono, che gli sono vicini, che lo desiderano.

"sul mare": Cfr. la simbologia del mare... parola evocativa: Cf. il mar Rosso, dove Dio si era manifestato al suo popolo; la tempesta sul lago, dove Gesù si era manifestato nella sua potenza in un momento di difficoltà, di paura. Il mare è il simbolo delle cose infide, minacciose, dei momenti in cui ci sembra di affogare. Nella Bibbia Dio si manifesta spesso in momenti di solitudine, di difficoltà, di povertà. Cfr.la manifestazione ad Abramo emigrante, a Mosè in esilio, a Giacobbe in fuga, a Israele nel deserto, a Elia in crisi, a Giobbe distrutto, ai discepoli di Emmaus, agli apostoli chiusi nel Cenacolo. E' nella difficoltà e nella prova che facciamo l'esperienza più forte del suo amore e della sua salvezza.

2. - La notte del discepolo e dell'apostolo

"Pietro e gli altri sei...la notte...non presero nulla.."

"Simon Pietro disse: io vado a pescare!": non dice andiamo! Gli altri sembrano andarci perchè non sapevano cos'altro fare, per coprire un vuoto, perchè erano tristi.

Come mai erano sette e non tutti? E' il segno che questa comunità pur ricostruita dopo la resurrezione fa fatica a camminare. E' un momento di difficoltà e di scoraggiamento, ma il fatto di essere insieme in comunità, di superare la tentazione di chiudersi e di compatirsi, di prendere come Pietro delle iniziative, diventa la condizione per riconoscere e incontrare il Cristo Risorto.

Anche noi, solo uscendo, immergendoci nella realtà, condividendo insieme, andando incontro, rendiamo possibile la manifestazione del Signore.

Gli apostoli qui vengono ricordati con nome, soprannome e residenza, quasi a ricordarci che ognuno è diverso, con il suo carattere e la sua personalità: E' con persone diverse e difficili come noi, che il Signore realizza la missione.

"la notte: è una notte molto dura, in cui sembra di affaticarsi invano. Cfr. la simbologia della notte in Israele, nella liturgia natalizia e pasquale, nei mistici; Gv.13,30: "Giuda uscì ed era notte"; per Gv. la notte è l'assenza di Gesù. Dopo il Venerdì santo essi si sentono soli e falliti, defraudati della sua Presenza e della sua Speranza (Lc.24,21). Pensiamo alle nostri "notti" oscure, sterili, amareggiate, sfiduciate, rassegnate.

"non presero nulla": l'esperienza della sterilità, della frustrazione di tante giornate, di tante iniziative. Avevano già fatto questa esperienza eppure nessuno si interroga sulla vera causa e si pone la vera domanda: "Se ci fosse stato Gesù come la prima volta nel lago!". Anche noi rileggiamo le nostre notti sterili dicendo: Tu ci mancavi Signore!

3. - Con Gesù è mattino

"Al mattino Gesù stava là...Figlioli, non avete nulla da mangiare?...No!...Gettate la rete"

Cfr. la simbologia del mattino, della luce... Allusione a Mt.1,35: l'ora in cui Gesù si alzava per andare a pregare e a Es.14,24: "Alla veglia del mattino", Dio intervenne presso il mare. E' è l'ora della preghiera e l'ora dell'intervento di Dio. Cf. il mattino della Pasqua

"stava là": non è detto che viene. Si dice che stava là senza essere riconosciuto. Cfr. la Maddalena, i discepoli di Emmaus. Il Signore si fa presente non nella figura storica di Gesù di Nazaret, ma nella nuova umanità, negli uomini che incontriamo, in ciascuno di noi, dove prolunga il mistero della sua Incarnazione. L'apostolo deve imparare a riconoscere Colui che "sta" sconosciuto in mezzo a noi e rivelarlo ai fratelli!

Gesù pur stando là non si auto-presenta, non dice come l'altra volta: "Sono io, coraggio! non temete!". E' la Chiesa ora che deve fare la fatica di riconoscerlo; anche noi.

"Figlioli!": parola affettuosa, che comincia a far breccia nel loro cuore amareggiato.

"Non avete nulla da mangiare?": Gesù non fa un miracolo per farsi riconoscere; si presenta con una domanda, nel segno umile e povero di chi ha bisogno, di chi chiede. La sua domanda diventa per noi inquietante: hai qualcosa di buono, di nutriente per te e per gli altri? In quello che fai, che dici esprimi qualcosa di significativo, di vivo, capace di nutrire?

Come gli apostoli, confessiamo a Gesù che le nostre reti sono vuote, che non abbiamo niente da mangiare, che senza di Lui, non riusciamo a fare nulla, ci affatichiamo invano a tirare su reti vuote. Pensiamo alla sterilità di tante azioni e di tanti gesti senza contenuto, senza qualità, senza verità, senza accoglienza, senza amore.

"Gettate la rete e troverete!": Gesù ci dice di scuotere l'inerzia: c'è sempre qualcosa da fare. C'è anzitutto da ascoltare la sua Parola con atteggiamento di obbedienza e di fiducia assoluta, da fare le cose di sempre, ma insieme a Lui, con Lui al centro, "in obbedienza", appoggiati su qualche frase del Vangelo.

Il Signore ci dice: gettate la rete! Duc in altum! E' come se ci dicesse: senza di me non potete far nulla, ma con la mia Parola farete cose grandi, vi farò pescatori di uomini, testimoni credibili, vi farò compiere opere più grandi di quelle che ho fatto io.

Chiediamo al Signore di manifestarsi nella nostra debolezza, sterilità, povertà, perchè la nostra vita sia fondata sulla roccia della sua Persona: allora il nostro sforzo sarà fruttuoso e la nostra vita sarà riscattata dalla dispersione, dalla frammentazione, dalla vacuità. E' necessario che Egli ci dica la sua Parola e ci comunichi la sua forza di Risorto.

4. - Nella chiarezza del primo giorno

"Allora, il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "E' il Signore!". Simon Pietro si gettò in mare"

"E' il Signore!": esclamazione spontanea, stupenda, irresistibile. Nasce da un accumularsi di segni osservati, che con la luce dello Spirito fa dire al discepolo che Gesù amava: "E' il Signore". E' l'atto fondamentale delle fede del discepolo. Nasce dal dono dello Spirito, che lo spinge ad affidarsi, ad aprirsi alla Persona di Cristo, che lo attrae con la sua presenza, la sua parola, il suo amore.

Questo grido: "E' il Signore!" è grazia; è il dono della fede; è la radice di tutto, è la confessione fondamentale della Chiesa, è il cuore della testimonianza della Resurrezione.

Anche noi confessiamo la nostra fede, come Tommaso: "Signore mio, Dio mio!", come Paolo: "Se tu credi nel tuo cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti e confessi con le tue labbra che Gesù è il Signore, tu sarai salvo!", come Pietro e gli apostoli, che "rendevano testimonianza alla resurrezione del Signore Gesù" (At.4,34).

Siamo chiamati a riconoscere il Signore Risorto nella vita di ogni giorno, in ogni circostanza della vita: nei segni della Chiesa, nelle persone, nei poveri, in me, negli avvenimenti, nelle paure, nelle debolezze... a imparare a declinare: "Gesù è il Signore!" in tutte le situazioni della nostra vita.

"disse a Pietro": Il discepolo che Gesù amava è stato il primo a riconoscerlo e ha subito confidato a Pietro la sua intuizione. Cfr. Origene: "Nessuno potrà mai capire il Vangelo, se non avrà riposato come Giovanni sul petto di Gesù".

"Simon Pietro si gettò in mare": la forza travolgente della fede di Pietro, che esce da sè e da tutto ciò che lo trattiene e si butta: è l'immagine della risposta di fede, pronta e radicale. Pietro accoglie la profezia di Giovanni ed agisce di conseguenza.

Anche gli altri si muovono, facendo cose diverse da Pietro: portano a riva i pesci. I carismi e i ministeri sono diversi nella Chiesa, ma tutti devono essere animati dalla fede nell'Unico Signore, dalla disponibilità allo Spirito per mettere tutto a servizio della costruzione del Corpo di Cristo, la Chiesa.

"una grande quantità di pesci": moltitudine (plèthos) = vocabolo greco usato per indicare una moltitudine: allude alla pienezza dei popoli, come l'altro numero simbolico: "153 grossi pesci": cifra misteriosa che indica pienezza, abbondanza. Cf. la moltiplicazione dei pani, la trasformazione dell'acqua in vino, il centuplo promesso = cattolicità, universalità, pienezza.

"rete piena": etimologicamente: "che non si strappa", lo stesso verbo usato per la tunica indivisa di Gesù = l'unica Chiesa di Cristo che contiene una universalità di popoli = segno di unità, comunione ecclesiale: è il segno della pienezza e compiutezza umana ed ecclesiale di chi pesca "con Gesù", al contrario del vuoto, inefficacia, insoddisfazione di chi pesca nella notte senza Gesù. Solo con Gesù portiamo frutto (Cf. la vite e i tralci in Gv.15,5).

Chiediamo di capire e di cercare, a livello di persona e di comunità la pienezza e l'unificazione delle nostre azioni frammentate nel solo fondamento della vita, della vocazione e della missione, la Persona di Gesù Cristo. L' "obbedire alla Parola", "il pescare con il Signore", riempiono il cuore e i giorni; riempiono di pienezza i gesti abituali della vita e della missione; ci fanno partecipi della Pienezza di Dio, della sua Eternità, Amore, Verità, Bellezza.

5. - Con-vocati dal Risorto

"Un fuoco con delle brace con sopra del pesce e del pane...Portate del pesce...Venite a mangiare!"

Questa scena del pasto offerto da Gesù, così come è presentata nel 4° vangelo e nella Tradizione della Chiesa primitiva, allude al momento più intenso della presenza del Cristo risorto nella sua Chiesa: l'Eucarestia domenicale.

E' Gesù che dà da mangiare, è Lui che si mette a servire, è Lui che vuole metterci a nostro agio, come con i discepoli dopo l'amarezza della notte, con l'invito: "vieni, mangia!", è Lui che ci chiede di collaborare: porta i pesci che hai preso, i pesci della tua vita e di quella degli uomini; io metto il fuoco dell'amore che rende fecondo il tuo dono. Il fuoco dello Spirito è sempre acceso per illuminare con la Parola e riscaldare con l'Eucarestia la nostra vita.

"Nessuno osava domandargli: Chi sei? Sapevano che era il Signore": La presenza del Risorto è una presenza misteriosa, intensa, che dà stupore e gioia.

"Allora Gesù viene, prende il pane e lo dona loro..." Cf. testo greco: Gesù "viene", non si avvicina = il Signore viene, continua a venire nella forma di un pasto offerto da Lui fino alla fine dei secoli. Contempliamo la discrezione, la disponibilità, l'iniziativa, l'invito, l'intimità, la familiarità, l'amicizia di Gesù.

6. - Solo dall'amore vengono la sequela e la missione

"Mi vuoi bene? Tu lo sai...Pasci i miei agnelli...Quando eri giovane...Seguimi!"

Ora nella scena rimangono solo Gesù e Pietro in dialogo:

"Mi vuoi bene?": Pietro prima di essere incaricato di una responsabilità, non viene interrogato sulle competenze o sui titoli, ma sull'amore. E' la domanda decisiva che Gesù continua a fare al discepolo, all'apostolo. Sai amare? sai amare me? Le tre domande di Gesù sembrano essere poste per coprire i tre rinnegamenti, quasi per cancellarli con tre atti d'amore.

"Tu lo sai": la risposta non è si o no, o non so, ma "tu lo sai". E' un nuovo atto di affidamento a Lui, che dà pace e certezza alla nostra vita e alla nostra missione, perchè non contiamo sul nostro amore, ma sul suo Amore, che ci abita (Rm.5,5). E' un dono che ci supera, che esiste dentro di noi: ogni istante della vita è un aprirsi ed un rispondere a questo Amore che ci precede.

Nelle domande poste a Pietro, il greco porta le prime due volte "agapao" (= amore oblativo), mentre Pietro risponde con "fileo" (= amore d'amicizia) in tutte e tre le volte. Ma nella terza domanda, il greco porta "fileo". Pietro che non è capace di oblatività, risponde: "Ti sono amico". Così Gesù finisce col domandargli solo l'amore di cui è capace: l'amore di amicizia. Ma non rinuncia a indicargli la meta che è l'amore oblativo, la donazione totale. Gesù fa così anche con noi.

"Quando eri giovane... ma verrà giorno... dove tu non vorrai": parole dure: la sequela di Cristo non è un'avventura, ma dedizione, obbedienza al Padre in Cristo, con Cristo, come Cristo, che ha raggiunto la pienezza della sua azione salvifica, andando là dove non voleva: "non la mia, ma la tua volontà", passando per l'ora della Croce, della Passione.

Seguire Gesù vuol dire partecipare alla sua obbedienza fino alla morte di Croce.

"Seguimi!": Di nuovo questa parola antica, sentita già all'inizio sullo stesso lago: è l'ultima parola detta da Gesù a Pietro. Non è bastato dirla una volta. Gesù, come si manifesta di nuovo, così continua a rinnovare la chiamata; anche oggi: e ogni volta questa parola: "seguimi!", assume un significato nuovo. Il Signore la pronuncia per me oggi per dirmi quale sequela, quale modo di conoscerlo, di imitarlo, di seguirlo Egli vede urgente per me qui-ora.

L'obbedienza alla sua Parola è il vero segreto della pienezza della nostra vita e della nostra missione, perchè ci fa entrare nel dono di noi stessi a Cristo e nel Cristo al Padre e ai fratelli.

"Ecco perchè le ultime parole di Gesù a Pietro ci portano al mistero della Croce, al dono di amore di Cristo, che ci attrae e ci rende facile questo gesto per il quale siamo fatti e dal quale spesso rifuggiamo: Signore ti seguo dove tu vuoi, ti dono la mia volontà, la mia vita." (Card.C.M.Martini)

Piste per riflettere:

- Che risonanza hanno avuto in me le parole del Papa: "Duc in altum!, Getta la rete al largo!", "Contempla il volto di Cristo!", "Riparti da Cristo!" ?

- Quali tratti del Volto di Cristo ho contemplato in questo brano del Vangelo? Che significa concretamente per me, per la mia famiglia, la mia comunità "Ripartire da Cristo"?

- Quali chiamate sento per la mia vita e la mia comunità parrocchiale in questa Quaresima?

Appelli quaresimali, dalla Lettera pastorale del Papa: "Novo Millennio Ineunte"

* Bisogna pregare e ascoltare con fedeltà la Parola per "aprire il cuore all'onda della grazia e consentire alla parola di Cristo di passare attraverso di noi con tutta la sua potenza" (n°38)

* E'necessaria una decisione coraggiosa perché: "il nostro è tempo di continuo movimento che giunge spesso fino all'agitazione, col facile rischio del 'fare per fare'. Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di 'essere' prima che di fare. Ricordiamo a questo proposito il rimprovero di Gesù a Marta: Ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno" (n°15)

* Siamo così resi capaci di vivere l'amore: "Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli ha voluto identificarsi: ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete…, ero forestiero…, nudo…, malato…, carcerato… (Mt.25,35-36)" (n°49)