Parrocchia S. Maria del Soccorso

Ripartire da Cristo per la Missione

Ritiro parrocchiale di Avvento: meditazione su Mc 3,13-19

2 dicembre 2001

1. Dal Salmo 126

- Se il fondamento di una famiglia non è l'amore, serve a poco costruirsi una bella casa.

- Se il fondamento di una comunità non è la fede, serve a poco fare grandi progetti e iniziative.

- Se il fondamento di una società non è la giustizia, serve a poco rafforzare le misure di polizia.

- E' vano affannarsi per il guadagno, fare un doppio lavoro o perdere il sonno e la pace per la preoccupazione. Serve solo a rincorrere l'illusione di un vivere valutato sui soldi.

- Il senso vero della vita lo sa dare Dio e spesso lo intuisce proprio chi è povero e nella disgrazia.

- Amarsi fra persone, capirsi, dialogare in fiducia e pazienza fra sposi e con i figli: questo è fonte di sicurezza per un uomo.

- Felice chi l'ha capito e lo vive; non avrà paure per il futuro. Questa sarà la sua forza di fronte a qualunque difficoltà.

2. Dal Salmo 138

- Signore, tu mi guardi e mi leggi negli occhi ciò che custodisco nel segreto del cuore; ogni mio gesto ti è familiare, lo segui con amorosa premura.

- Accompagni il mio lavoro e il mio tempo libero, il filo dei miei pensieri e i miei desideri più nascosti, le parole che dico e i progetti che mi frullano in testa.

- La tua è una presenza costante, uno sguardo che avvolge la mia vita. Quando ci penso resto come incantato: è una cosa grande, meravigliosa e spesso non me ne rendo conto.

- Sono portato a sentirmi autosufficiente, protagonista della mia vita e dominatore delle cose. In realtà cosa sarei senza di te? Quali esperienze potrei fare senza incontrare il tuo volto?

- Tu conoscevi i miei pregi e i miei difetti prima ancora che io li scoprissi; conosci i miei entusiasmi e le mie paure prima ancora che io le esperimenti; tutti gli avvenimenti della mia vita ti sono familiari prima ancora che io li abbia vissuti.

- Veramente tu mi guidi con una cura che la mia piccola mente fa fatica a vedere. E mi riempi l'esistenza di doni!

Lettura della Parola di Dio: Mc.3,13-19:

Chiamati ed inviati

- E' un testo fondativo per la Chiesa e la missione; è un testo importante per la storia di Gesù e del mondo. E' un testo che può aiutarci ad entrare di più nello spirito e nel cammino della diocesi

v.13: "E salì sul monte": nella tradizione biblica il monte significa in alto, vicino al Cielo: dove la terra tocca il Cielo, dove Dio scende per rivelarsi (M.Sinai), e per dimorarvi (M.Sion), dove la terra diventa Cielo: luogo dell'intimità con Dio, della Rivelazione, dell'Alleanza. Tutto avviene in disparte, in umiltà, nel nascondimento.
Luca sottolinea che Gesù salì sul monte "per pregare": tutta la notte, in relazione con Dio, in ascolto, in obbedienza filiale del Padre. I chiamati da Dio nascono dalla preghiera del Figlio.
"e chiamò appresso quelli che Egli volle": libertà sovrana: scelta e grazia. Non i migliori; non i più disponibili. La scelta è sua; è un dono illimitato. "Volere" per Dio vuol dire "volere bene": siamo chiamati perché amati gratuitamente. Quindi nessun privilegio, nessun pretesto di esclusione.
E' la seconda chiamata. La prima è in Mc.1,16-20; Seguiranno una terza e una quarta (6,7ss e 8,34 ss). Ogni chiamata corrisponde ad un nuovo cammino, una crescita, un salto di qualità.
Cfr. Nel Sinai possono salire solo gli eletti e tornare vivi per testimoniare il Dio della vita.
"e vennero da Lui": la chiamata esige obbedienza, prontezza, distacco radicale, sequela di Lui, non della sua dottrina, ma della sua Persona

v.14: "E ne costituì Dodici, che chiamò 'Apostoli' ": richiama l'azione creatrice di JHWH, che si forma un popolo (Cfr.Is.43,1; 44,2). Apostoli è parola greca che vuol dire inviati, mandati.
"per stare con Lui": è il fine della nostra vita e della sua missione. Essere con Lui per entrare nella sua relazione filiale con il Padre, per imparare la Verità che libera, l'Intimità che appaga, l'Amore che dà la forza di aprirsi e di servire e per assumere i suoi criteri di discernimento.
Il cristianesimo non è ideologia, ma compagnia reale con Gesù, che coinvolge tutti i nostri sensi e le nostre capacità. E' stare con gli orecchi, per ascoltare la sua parola; con gli occhi, per vedere il suo volto nel volto dei fratelli; con i piedi, per seguirlo nella stessa via; con le mani per toccarlo e servirlo nei poveri. Essere con lui, più che un punto d'arrivo, è un costante punto di partenza per una sequela sempre più stretta.
Cfr. Eliseo, il discepolo-tipo dell'A.T.: non lascerà mai il maestro. Solo quando Elia sale al cielo riceve il dono dello spirito e l'eredità di Elia e farà tutto quello che faceva Elia.
Il discepolo è colui che prende Gesù come Maestro, lo segue e fa come il Maestro.
Gesù è molto di più di Elia: è il Figlio di Dio. Il discepolo di Gesù vede e contempla con gli occhi di Gesù il volto di Dio e impara a vedere e amare il mondo con gli occhi e il cuore di Dio.
"e per inviarli ad annunciare il Vangelo": ogni chiamata è per la missione al popolo, per il popolo. Il fine primo dell'invio è l'annuncio ai fratelli. Non di ciò che si è sentito dire, ma di ciò che si è sperimentato in prima persona (Cfr.1Gv.1,1-4; Gv.4,42; 5,18 etc.)
Gli apostoli sono chiamati, separati, inviati con nuova identità, con nuovi criteri davanti alla vita e davanti alla morte. Si sale sul monte per tornare agli altri, per testimoniare e annunciare il Vangelo della salvezza. Salire per scendere è il dinamismo dell'apostolo. Salire con Gesù sul monte, per stare con Lui e per poi andare da chi ci è stato affidato dal Signore.
Il servizio della Parola è il primo cardine della missione. Come i profeti, siamo chiamati a vedere l'oggi con l'occhio di Dio, più in profondità, al di là delle apparenze, secondo il disegno di Dio, e siamo chiamati ad annunciare il Regno e il compimento delle promesse nella remissione dei peccati, nella vittoria sulla morte e nella vita eterna.

v.15: "per avere il potere di scacciare i demoni" : il potere è lo stesso di Cristo, quello della Parola di verità, che vince la menzogna come la luce vince le notte. Lo scacciare i demoni è la visualizzazione della vittoria di Cristo sul male, su ogni male, sulle connivenze con il male, che ci sono in noi e nel mondo. Annunciare il Regno che è già in mezzo a noi e liberare da demoni sintetizza tutta l'azione di Gesù, che continua nella Chiesa.

v.16-18: "e impose a Simone il nome di Pietro…": Sono chiamati per nome, uno per uno:
Simone significa "Dio ascolta, esaudisce", Pietro significa "roccia", immagine della fedeltà di Dio. Giacomo e Giovanni significano rispettivamente "Dio protegge" e "Dio è benigno", soprannominati forse per il loro carattere "boanerges, figli del tuono". Andrea, nome greco, indica "uomo virile". Filippo, nome greco, significa "amante dei cavalli". Bartolomeo significa "figlio di Tolomeo". Matteo significa "dono di Dio" e viene identificato con Levi, ex-esattore delle tasse. Tommaso significa gemello ed evangelizzerà l'Oriente. Taddeo in Luca si chiama anche Giuda. Simone il cananeo è sinonimo di Zelota, appartenete al movimento di lotta armata verso i Romani.

v.19: "Giuda Iscariota che poi lo tradì": L'ultimo è il nome terribile del traditore. Tra i Dodici è annidato il male. Gesù l'ha messo in conto per assumerlo nel suo dono di sè.
Il rischio del tradimento rivela il mistero della libertà umana, che segna la storia dell'umanità fin da principio (Il "Dio vide che rea molto bello" di Genesi 1-2 è distrutto dalla libertà umana in Genesi 3). Ma Dio è più grande della follia del peccato: Dio affronta il male per vincerlo. Questa è la storia della salvezza al cui servizio i Dodici sono chiamati.
Tra questi Dodici c'è Giuda, ci sono Pietro, Giacomo e Giovanni, che nella Passione lasciano solo il Maestro. Eppure è davanti al tradimento, al rinnegamento di Pietro, all'abbandono degli altri che rivela il suo amore, il suo perdono, la sua infinita misericordia.
E' questo amore più forte del peccato e della morte che questi apostoli esperimenteranno e testimonieranno fino ai confini della terra. Il peccato è vinto, la morte è sconfitta, il demonio è sottomesso: questo è anche oggi l'annuncio, la testimonianza, la ragione di vita e il fondamento della speranza nostra e del mondo.

- Circa le persone scelte, vediamo che sono persone comuni e molto diverse tra loro. Non risulta che abbia chiamato persone pie (i farisei), o con cariche religiose (i sacerdoti), o esperte in Sacra Scrittura (gli scribi), o potenti (gli anziani).
Tra l'altro, come potevano convivere un gabelliere per conto dei Romani con un onesto pescatore che doveva pagargli le tasse o addirittura con uno zelota?
La formazione che ha messo in campo Gesù è realmente divina, perché nessun uomo di buon senso l'avrebbe fatta. Infatti "Dio ha scelto quello che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre al nulla le cose che sono" (1Cor.1,28).

Cosa dice a me questo testo qui e ora?

Cosa dice alla mia famiglia, al mio ambiente di vita, alla mia comunità parrocchiale?