Un altro mondo è possibile

PORTO ALEGRE, capitale dello stato brasiliano più a Sud, è stata al centro del Forum sociale mondiale. Al centro sono stati i temi del "globalizzare la solidarietà", ma sono state date anche indicazioni ai paesi ricchi per una revisione-cambiamento di stile di vita, che possono fare da sottofondo anche alla nostra Quaresima.

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Alcuni spunti del documento finale

   "Siamo un movimento di solidarietà global, unito nella nostra determinazione di lottare contro la concentrazione della ricchezza, la proliferazione della povertà e delle ineguaglianze e la distruzione della nostra terra. Stiamo costruendo alternative, utilizzando modi creativi per promuoverle. Stiamo costruendo un'ampia alleanza a partire dalle nostre lotte e dalla resistenza a un sistema che è fondato sul patriarcato, il razzismo e la violenza, che privilegia gli interessi del capitale sui bisogni e le aspirazioni dei popoli. Questo sistema produce il dramma quotidiano di donne e bambini e anziani che muoiono di fame, dell'assenza di cure sanitarie e di malattie che potrebbero essere prevenibili. Intere famiglie sono obbligate a lasciare le loro case a causa delle guerre, dell'impatto del megasviluppo, della mancanza di terra e in presenza di disastri ambientali, disoccupazione, attacchi ai servizi pubblici e distruzione della solidarietà sociale. Al Sud come al Nord forti lotte e resistenze stanno nascendo per far valere la dignità della vita."

    E' forte il rifiuto opposto al modello economico neoliberista, che "distrugge i diritti, le condizioni e livelli di vita dei popoli" e la presa di distanza da quei governi che, di fronte alla crisi economica, "rispondono con la privatizzazione, il taglio delle spese sociali e una riduzione permanente dei diritti dei lavoratori e lavoratrici".

    Le sfide enormi che il movimento intende affrontare sono "la lotta per la pace e la sicurezza collettiva": è un'azione che "impone di misurarsi con la povertà, le discriminazioni, il dominio e la creazione di una società sostenibile alternativa."

    Il documento condanna "la violenza e il militarismo quali strumenti di risoluzione dei conflitti, la promozione di guerre di bassa intensità, il commercio di armi e la crescita delle spese militari, gli embarghi economici contro i popoli e nazioni, in particolare contro Cuba ed Iraq, e la crescente repressione nei confronti di sindacalisti ed attivisti". L'azione sindacale dei lavoratori è ritenuta "uno strumento essenziale per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita, l'effettivo diritto di organizzarsi, il diritto di sciopero, il diritto alla contrattazione collettiva a diversi livelli e per conquistare l'uguaglianza salariale e quella delle condizioni di lavoro tra donne e uomini."

    Il documento contiene pure un forte rifiuto della schiavitù e sfruttamento dei bambini. I passaggi finali contengono una dichiarazione d'impegno e di lotta: per la democrazia (dentro i singoli stati e sul piano internazionale): per l'abolizione del debito estero e la riparazione dei danni che ha prodotto: contro le attività speculative (applicare tasse specifiche, come la Tobin-tax e abolire i paradisi fiscali): per il diritto all'informazione: contro la guerra ed il militarismo, per il negoziato e la soluzione non violenta dei conflitti: per un'Unione Europea democratica e sociale, improntata alla collaborazione e solidarietà con i popoli dell'Est e del Sud: per i diritti dei giovani, a partire dall'istruzione pubblica.

Altre questioni rilevanti trattate a Porto Alegre

    - L'acqua, vera emergenza per gli anni a venire e già adesso un lusso per un quarto dell'umanità: sta diventando sempre più merce preziosa, che le multinazionali di settore si accaparrano per un business colossale e sta dietro alcune guerre già combattute o in incubazione; il tutto aggravato da modalità di consumo sperequata tra popoli ricchi e poveri: si calcolano 30.000 decessi al giorno imputabili a malattie connesse al carente approvvigionamento idrico;

- la comunicazione, bene vitale quasi come l'acqua: sono stati denunciati i rischi di un sistema che aumenta gli squilibri nell'accesso alle notizie: Internet starebbe andando verso un doppio binario: uno gratuito, aperto a tutti, tendente a "narcotizzare" gli utenti e anche a controllarli in quanto comunicatori: l'altro destinato a una ristrettissima cerchia, molto costoso e unica fonte delle informazioni che contano;

- un indicatore diverso dal PIL (prodotto interno lordo) affinchè la ricchezza prodotta da un paese sia misurata non solo in termini finanziari, ma tenga conto del corretto uso delle risorse, della riduzione della mortalità infantile, dell'impatto ambientale, dell'educazione, del livello di occupazione, ...

- il ruolo della donna: la giornata del 3 febbraio è stata caratterizzata dalla marcia femminista contro lo sfruttamento imposto dalla globalizzazione (sottolineandone il carattere maschilista) e contro le discriminazioni: il Forum, diversamente da quello economico di Manhattan, è stato una notevole tribuna per donne leader: il nobel Rigoberta Menchù e molte altre: la creatività e la tenacia femminile è una carta in più dello sviluppo nella solidarietà;

- l'opposizione ai brevetti su ogni genere di organismo vivente: piante, animali, microrganismi, geni naturali o artificialmente modificati, cellule, tessuti, organi...: il patrimonio genetico e la materia vivente appartengono all'umanità intera, su cui nessuno deve poter rivendicare una proprietà intellettuale: più in generale, è circolata nel Forum un'idea di scienza come elaborazione e acquisizione di dati a beneficio dell'intera umanità, da non intralciare con brevetti o copyright: la scienza non è in vendita, fatto salvo il compenso per il lavoro intellettuale ogni acquisizione va considerata un contributo al bene comune dell'intera famiglia umana.

N.B.: Un ampio materiale è reperibile in vari siti (cfr. in particolare: www.unimondo.org)

Alcuni nodi problematici

    Proviamo adesso ad accennare alcuni nodi problematici, senza chiudere la porta alla speranza.

    Sono possibili delle connessioni tra i temi di Porto Alegre e le scelte di politica economica del Nord sviluppato? In altre parole: il Forum sociale è stato solo un ritrovo di anime belle (o di nostalgici di improbabili rivoluzioni) oppure i dibattiti e gli approfondimenti riusciranno a incidere su come viene governato il mondo, a produrre maggiore giustizia sociale, almeno un abbozzo di "cittadinanza planetaria" ?

    Guardando come vanno le cose nell'emisfero Nord, forse qualcosa sta cambiando. Il gigante non è ancora legato ben bene, però non si sente più libero di fare tutti i movimenti cui era abituato, e anzi mostra segni di inquietudine. O forse di ravvedimento: Bill Clinton afferma che "il terrorismo non si sconfigge solo con i mezzi militari, è la faccia oscura della globalizzazione e va combattuto riducendo la povertà e le disuguaglianze"; per il Presidente della Banca Mondiale Wolfensohn "la povertà degli altri è un nostro problema interno"; e si diffonde, nel Nord ricco, la convinzione che un mondo più sicuro deve anche essere un mondo più giusto...

    E' lunga la strada tra Porto Alegre e Davos/New York, ma forse qualcosa sta cambiando; sembra un po' meno difficile sognare che il realismo sia contagiato dall'utopia.

Sul terreno educativo e pastorale

prima di tutto bisogna accogliere e valorizzare la diffusa sensibilità verso le tematiche della globalizzazione, della giustizia planetaria, della tutela dell'ambiente, dei comportamenti coerenti con i principi (consumi, stili di vita, accesso all'informazione...).

si verificano occasioni inedite di conoscenza e incontro a livello territoriale e planetario. L'insicurezza generata dai fatti dell'11 settembre (e alimentata da episodi vari, da mucca pazza alla criminalità dentro le famiglie) potrebbe essere una salutare scossa, un invito a cercare l'essenziale nelle relazioni, fare comunità.

la sapienza pastorale può aiutarci a non far diventare questi "segni dei tempi" una moda, ma tracce di cammino da battere più volte, fino ad aprire nuove strade. I giovani e le famiglie, la carità e il sociale non possono essere nicchie in cui coltivare interessi settoriali, progettucoli autoreferenziati.

    E' tempo di fare pastorale "in rete": tessere fili e stringere nodi, accogliere provocazioni e lanciare ponti, aprire porte e finestre sul mondo, accogliere e far dialogare vicini e lontani: i "nostri" e gli altri...Chi avrà più filo tesserà...

A cura del Gruppo Giustizia e Pace