IL DEBITO DEI PAESI IMPOVERITI

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    Dove andranno a finire i nostri soldi? Saranno impiegati bene?

    In questo Avvento abbiamo richiamato l'attenzione sull'impegno della Chiesa italiana a favore dello Zambia e della Guinea Konakry, nell'ambito della campagna per la riduzione del debito dei paesi più impoveriti. "Ma dove andranno a finire i nostri soldi?" - ci siamo sentiti ripetere. "Faranno la fine di tanti altri aiuti? O non andranno ad arricchire i soliti furbi a scapito dei reali interessi della povera gente?" Domande più che legittime alle quali possiamo cominciare a dare delle risposte. Il comitato della Chiesa italiana che ha lavorato alla proposta, infatti, sta anche mettendo in cantiere i primi progetti operativi.

     Le azioni in cantiere.

    I progetti cominciano a delinearsi in maniera più precisa per lo Zambia, mentre per la Guinea sono state definite le linee guida di intervento. Per lo Zambia si è deciso di mettere a punto dei progetti di sostegno per i "piccoli contadini". In questi anni, infatti, attratta dalla possibilità di lavorare nell'estrazione del rame, molta parte della popolazione delle campagne si è spostata nelle grandi città, creando notevoli problemi di inurbamento, di salute e povertà. Ma mentre coloro che si sono spostati verso la città hanno qualche possibilità, anche se minima, di accedere a dei servizi, quelli rimasti nelle campagne si sono rivelati come i "più poveri tra i poveri".

    Spogliati della braccia più valenti, essi abitano lontani dai servizi più essenziali. Devono fare anche 50 Km per accedere alla scuola o a qualche ambulatorio medico. Non hanno, inoltre, le strade per commercializzare il frutto del loro lavoro, cadendo molte volte nelle mani dei soliti speculatori. I progetti mirano allora ad aiutare questi contadini, che hanno un lavoro e possono sfamare la propria famiglia, a restare sulla propria terra, insegnando loro a coltivarla, facilitando i contatti con le scuole e con i servizi sanitari, creando la possibilità di commercializzare i propri prodotti.

    In Guinea, invece, sono state decise le linee essenziali di impegno, mentre sono in via di definizione i progetti applicativi. Ci si è orientali verso azioni di sostegno della formazione, di base e professionale, e di facilitazione all'accesso al servizio sanitario.

    L'organizzazione.

    In ognuna delle due nazioni sono stati costituiti dei gruppi di lavoro composti dai rappresentanti: delle singole chiese cristiane presenti sul territorio, dei missionari italiani, delle associazioni di volontariato, delle Organizzazioni non governative (Ong), di insegnanti universitari, oltre che dal rappresentante del Comitato della Chiesa italiana per la campagna di riduzione del debito.

    Questi gruppi hanno fatto una rilevazione su scala nazionale, villaggio per villaggio, per censire le necessità e raccogliere il parere della popolazione sulle iniziative ritenute urgenti.

    Mentre lo Zambia non era nuovo a iniziative di questo genere, per la Guinea si è trattato di una esperienza inedita e ha richiesto più tempo del previsto.

    A partire dai dati raccolti, sono state decise le linee di intervento e sono stati messi a punto i progetti. Lo stesso gruppo veglierà sull'attuazione di quanto messo in cantiere e sullo stato di avanzamento dei lavori.

    Una modalità nuova.

 Questo modo di procedere inaugura uno stile del tutto nuovo nella gestione degli aiuti ai paesi poveri. Essi, infatti, non sono soltanto oggetti di attenzioni e di realizzazioni pensate altrove, quindi estranee ad essi, ma soggetti attivi e primari del proprio processo di liberazione.

    Un processo che non può essere pensato per loro, ma che necessita di essere messo a punto con loro, coinvolgendoli sia nella progettazione, che nella realizzazione. Solo così potranno incidere veramente sui meccanismi generatori di povertà ed essere un germe di speranza e di vita.