Parrocchia Santa Maria del Soccorso

La lettera Pastorale del Papa

"NOVO MILLENNIO INEUNTE"

"All'inizio del nuovo millennio riecheggiano nel nostro cuore le parole con cui un giorno Gesù, dopo aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invitò l'Apostolo a 'prendere il largo' per la pesca: 'Duc in altum'. Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro. Tante volte, in questi mesi, abbiamo guardato al nuovo millennio che si apre, vivendo il Giubileo non solo come memoria del passato, ma come profezia dell'avvenire. Bisogna ora fare tesoro della grazia ricevuta, traducendola in fervore di propositi e concrete linee operative".

Questo è l'intento della lettera apostolica "Novo Millennio Ineunte" che Giovanni Paolo II il 6 gennaio 2001 ci ha inviato al termine del grande Giubileo dell'Anno Duemila. Si tratta di un testo molto ampio: ottanta pagine, articolate in quattro capitoli e 59 paragrafi. Vi propongo una breve sintesi.

L'Incontro con Cristo

"II mio sguardo - scrive il Papa -quest'anno non è rimasto soltanto impressionato dalle folle che hanno riempito Piazza San Pietro durante molte celebrazioni. Non di rado mi sono soffermato a guardare le lunghe file di pellegrini in paziente attesa di varcare la Porta Santa. In ciascuno di essi cercavo di immaginare una storia di vita, fatta di gioie, ansie, dolori; una storia incontrata da Cristo e che nel dialogo con lui riprendeva il suo cammino di speranza. (...) A noi non è dato di osservare che il volto esteriore di questo evento singolare. Chi può misurare le meraviglie di grazia che si sono realizzate nei cuori? Conviene tacere e adorare, fidandosi umilmente dell'azione misteriosa di Dio".
"E come non ricordare specialmente il gioioso ed entusiasmante raduno dei giovani? Se c'è un'immagine del Giubileo dell'Anno 2000 che più di altre resterà viva nella memoria, sicuramente è quella della marea di giovani con i quali ho potuto stabilire una sorta di dialogo privilegiato, sul filo di una reciproca simpatia e di un'intesa profonda. (...) Il Giubileo dei Giovani ci ha come 'spiazzati', consegnandoci il messaggio di una gioventù che esprime un anelito profondo, nonostante possibili ambiguità, verso quei valori autentici che hanno in Cristo la loro pienezza".
"E come poi non ricordare il mio personale Giubileo sulle strade della Terra Santa? (...) Ripensando al clima vissuto in quei giorni, non posso non esprimere l'augurio sentito di una sollecita e giusta soluzione dei problemi ancora aperti in quei luoghi santi, congiuntamente cari agli ebrei, ai cristiani, ai musulmani".
"Ora dobbiamo guardare avanti, dobbiamo 'prendere il largo' fiduciosi nella parola di Cristo: Duc in altum! Ciò che abbiamo fatto quest'anno non può giustificare una sensazione di appagamento e ancor meno indurci ad un atteggiamento di disimpegno. Al contrario, le esperienze vissute devono suscitare in noi un dinamismo nuovo, spingendoci ad investire l'entusiasmo provato in iniziative concrete".

Volto da contemplare

"A conclusione del Giubileo - scrive il Santo Padre nel secondo capitolo della lettera, dedicato a una riflessione più propriamente 'cristologica' - mentre riprendiamo il cammino ordinario, portando nell'animo la ricchezza delle esperienze vissute in questo periodo specialissimo, lo sguardo resta più che mai fisso sul volto del Signore". Tuttavia, ricorda Giovanni Paolo II, "alla contemplazione piena del volto del Signore non arriviamo con le sole nostre forze, ma lasciandoci prendere per mano dalla grazia. Solo l'esperienza del silenzio e della preghiera offre l'orizzonte adeguato in cui può maturare e svilupparsi la conoscenza più vera, aderente e coerente, di quel mistero".

Ripartire da Cristo

"Desidero additare alcune priorità pastorali, che l'esperienza stessa del grande Giubileo ha fatto emergere con particolare forza al mio sguardo", scrive il Papa nel terzo capitolo del documento.
"In primo luogo - afferma - la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità. (...) È ora di riproporre a tutti con convinzione questa 'misura alta' della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. È però anche evidente che i percorsi della santità sono personali ed esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone".
"Per questa pedagogia della santità c'è bisogno di un cristianesimo che si distingua anzitutto nell'arte della preghiera. (...) Le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche 'scuole' di preghiera (...). Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distoglie dall'impegno nella storia".
"Ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d'oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma 'cristiani a rischio'. Correrebbero, infatti, il rischio, insidioso di veder progressivamente affievolita la loro fede, e magari finirebbero per cedere al fascino di 'surrogati', accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione".
Giovanni Paolo II chiede che, parallelamente all'educazione alla preghiera, la massima attenzione venga riservata anche alla liturgia, "dando particolare rilievo all'Eucarestia domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede". Il Papa raccomanda che "la partecipazione all'Eucarestia domenicale sia veramente, per ogni battezzato, il cuore della domenica". E spiega: "Stiamo entrando in un millennio che si prefigura caratterizzato da un profondo intreccio di culture e religioni anche nei Paesi di antica cristianizzazione.
In molte regioni i cristiani sono, o stanno diventando, un 'piccolo gregge'. Ciò li pone di fronte alla sfida di testimoniare con maggiore forza, spesso in condizione di solitudine e di difficoltà, gli aspetti specifici della propria identità. Il dovere della partecipazione eucaristica ogni domenica è uno di questi. L'Eucarestia domenicale, raccogliendo settimanalmente i cristiani come famiglia di Dio intorno alla mensa della Parola e del Pane di vita, è anche l'antidoto più naturale alla dispersione".
Il Papa raccomanda inoltre di tener viva la pratica del "sacramento della Riconciliazione", promuovere "la diffusione nelle famiglie del libro della Bibbia" e impegnarsi nell'evangelizzazione. Il pontefice chiede che l'annuncio del Vangelo sia vissuto da parte di tutti i cristiani con "nuovo slancio apostolico", rispettando "le diverse culture in cui il messaggio deve essere calato".

Testimoni dell'amore

"Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo", rileva il pontefice nel quarto capitolo della lettera. Pertanto "gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno, a ogni livello, nel tessuto della vita di ciascuna Chiesa. La comunione deve qui rifulgere nei rapporti tra Vescovi, presbiteri e diaconi, tra Pastori e intero Popolo di Dio, tra clero e religiosi, tra associazioni e movimenti ecclesiali. A tale scopo devono essere sempre meglio valorizzati gli organismi di partecipazione previsti dal Diritto canonico, come i Consigli presbiterali e pastorali".
Non va dimenticato nemmeno il dialogo ecumenico e interreligioso. Scrive il Papa al riguardo: "L'invocazione 'ut unum sint" è, insieme, imperativo che ci obbliga, forza che ci sostiene, salutare rimprovero per le nostre pi-grizie e ristrettezze di cuore. (...) In questa prospettiva di rinnovato cammino post-giubilare, guardo con grande speranza alle Chiese dell'Oriente" e "con analogo impegno dev'essere coltivato il dialogo ecumenico con i fratelli e le sorelle della Comunione anglicana e delle Comunità ecclesiali nate dalla Riforma". Nondimeno il dialogo interreligioso "deve continuare" poiché "nella condizione di più spiccato pluralismo culturale e religioso, quale si va prospettando nella società del nuovo millennio, tale dialogo è importante anche per mettere un sicuro presupposto di pace e allontanare lo spettro funesto delle guerre di religione che hanno rigato di sangue tanti periodi della storia dell'umanità".
Il Papa invita inoltre a "scommettere sulla carità". "Il nostro mondo - scrive - comincia il nuovo millennio carico delle contraddizioni di una crescita economica, culturale, tecnologica che offre a pochi fortunati grandi possibilità, lasciando milioni e milioni di persone non solo ai margini del progresso ma alle prese con condizioni di vita ben al di sotto del minimo dovuto alla dignità umana. (...) Il cristiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede in Cristo decifrando l'appello che egli manda da questo mondo della povertà. (...) È l'ora di una nuova 'fantasia della carità', che si dispieghi non tanto e non solo nell'efficacia dei soccorsi prestati ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante ma come fraterna condivisione. Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come 'a casa loro'".
"Per dare un segno di questo indirizzo di carità e di promozione umana, che si radica nelle intime esigenze del Vangelo, ho voluto che lo stesso Anno giubilare, tra i numerosi frutti di carità che già ha prodotto nel corso del suo svolgimento, lasciasse anche un'opera che costituisse, in qualche modo, il frutto e il sigillo della carità giubilare. Molti pellegrini, infatti, hanno in diversi modi versato il loro obolo e, insieme con loro, anche molti protagonisti dell'attività economica hanno offerto sostegni generosi, che sono serviti ad assicurare una conveniente realizzazione dell'evento giubilare. Saldati i conti delle spese che è stato necessario affrontare nel corso dell'anno, il denaro che si sarà potuto risparmiare dovrà essere destinato a finalità caritative. È importante infatti che da un evento religioso tanto significativo sia allontanata ogni parvenza di speculazione economica".

Conclusione

"Andiamo avanti con speranza!", è l'appello del Papa a conclusione della lettera. "Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo. (...) Il simbolo della Porta Santa si chiude alle nostre spalle, ma per lasciare più spalancata che mai la porta viva che è Cristo. Non è a un grigio quotidiano che noi torniamo, dopo l'entusiasmo giubilare. Al contrario, se autentico è stato il nostro pellegrinaggio, esso ha come sgranchito le nostre gambe per il cammino che ci attende".