Gruppo Giovani  "Cafarnao"           

  

 

 

 

 

                 Che cos'è l'Eutanasia?
 

 

 

 

 

 

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 Ottobre 2000

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Ä   Che cos’è l’Eutanasia ?

·         Questo termine ha il significato corrente di morte procurata con un mezzo indolore per una malattia giudicata inguaribile e causante intollerabili sofferenze, avente lo scopo di abbreviare i tormenti dell’agonia o di por fine ad una malattia molto dolorosa di cui si prevede l’esito finale. Nella stragrande maggioranza, i medici sono contrari all’eutanasia poiché è fine della medicina conservare il più a lungo possibile la vita, non di abbreviarla.

Ä   Il nostro pensiero ?

·         Siamo in parte favorevoli e in parte contrari. Contrari perché pensando a una persona cara, vorremmo tenerla accanto a noi anche se malata, senza subire il distacco definitivo della morte. Favorevoli in quanto la sofferenza ci spaventa e la morte ci appare come unico rimedio per porvi fine. In fondo speriamo sempre in un aiuto da parte del Signore, in un miracolo. Comunque questo pensiero non può essere espresso con certezza visto che non ci siamo mai trovate davanti a situazioni del genere.

Ä   La verità di Dio.

 ·         Per il Signore più che la morte, sono l’amore e la solidarietà il rimedio alla sofferenza. Il dramma della sofferenza non si risolve praticando l’eutanasia : il dolore esiste è parte di noi e Dio vuole che l’uomo lo vinca. La morale cristiana è decisamente contraria a ogni forma di eutanasia come a tutte le forme di attenuazione del dolore che direttamente accelerano la morte dell’infermo e gli impediscono la lucidità di mente, così preziosa in quegli istanti per provvedere ai supremi interessi dell’anima. L’eutanasia è contraria al precetto divino « non uccidere » ; nessuno, in qualunque condizione si trovi, può darsi la morte da sé o autorizzare un altro a procurargliela.

Ä   Le domande che ci siamo poste e che vi poniamo :

·         Cosa ne pensate dell’eutanasia ?

·         Vorreste che fosse praticata a voi o ai vostri cari ?

·         Secondo voi la Chiesa dovrebbe accettare questa pratica ?

Ä   Abbiamo scrutato la Parola di Dio e riportiamo alcuni brani :

&    Dal libro del Deuteronomio 32,39 :

Sono Io che do la morte e faccio vivere; Io percuoto e io guarisco e nessuno può liberare dalla mia mano.

&    Dal 1 libro di Samuele 2,6:

Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire “.

&    Dal libro della Sapienza 16,12-13:

" Non li guarì né un erba né un emolliente, ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana. Tu infatti hai    potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire “.

&    Dal libro della Sapienza 3,1-7:

Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena d’immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto “.

&    Dal Salmo 30 (29),2-4:

Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i nemici. Signore Dio mio, a te ho gridato e mi hai guarito. Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba “.

&    Dal Salmo 139 (138),13-14:

Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo “.

&    Dalla lettera di S. Paolo ai Romani 14,7-8:

Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi “.

&    Dalla lettera di S. Paolo ai Colossesi 1,24:

Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa “.

&    Dal Vangelo secondo Matteo 26,38-39:

La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me. E avanzatosi un poco si prostò con la faccia a terra e pregava dicendo: « Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu! » “.

&    Dal Vangelo di Giovanni 13,1:

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine “.

&    Dal Vangelo secondo Giovanni 1,4-5:

In lui era la vita e la vita era luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta “.

&    Dalla prima lettera di S. Giovanni Apostolo 3,16:

Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli “.

  

 

 

Dal Catechismo degli Adulti

 [1033]   Disordine delittuoso è anche l'eutanasia vera e propria, che consiste nella soppressione indolore, direttamente voluta, di una vita giudicata non più degna di essere vissuta, di solito a motivo di qualche malattia dolorosa e inguaribile. Un eventuale sentimento soggettivo di pietà in colui che la compie non potrebbe cambiarne la qualità morale negativa.

 [1034] Non vanno però confuse con l'eutanasia le cure terminali che mirano ad allevare il dolore, anche se indirettamente possono a volte abbreviare la vita. Esse sono lecite per motivi proporzionati. Non bisogna comunque dimenticare che l'aiuto migliore per i morenti rimane l'accompagnamento personale, pieno di carità e di speranza. Un volto e una mano amica non possono essere surrogati dalle apparecchiature sofisticate.

 [1035] Neppure la rinuncia al cosiddetto « accanimento terapeutico » va confusa con l'eutanasia. Le cure enormemente costose e senza consistenti vantaggi per il paziente vengono omesse lecitamente e perfino doverosamente. Il malato ha diritto a morire con dignità.

  Dalla Costituzione pastorale Gaudium et Spes

 [14]  Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la stessa sua condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi attraverso di lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora non è lecito disprezzare la vita corporale dell'uomo, anzi questi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno. E tuttavia ferito dal peccato l'uomo sperimenta le ribellioni del corpo. Perciò è la dignità stessa dell'uomo che postula che egli glorifichi Dio nel proprio corpo, e che non permetta che esso si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore. L'uomo, però, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura o un elemento anonimo della città umana. Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l'universo: in quelle profondità egli torna, quando si volge al cuore, là dove lo aspetta Dio, che scruta i cuori, là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un'anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da fallaci finzioni che fluiscono unicamente dalle condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose.

 [18] In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l'uomo, al pensiero dell'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, e anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile com'è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a colmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta dentro invincibile nel suo cuore. Se qualsiasi immaginazione viene meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. Inoltre la morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, insegna la fede cristiana che sarà vinta, quando l'uomo sarà restituito allo stato perduto per il peccato, dall'onnipotenza e dalla misericordia del Salvatore. Dio infatti, ha chiamato e chiama l'uomo a stringersi a lui con tutta intera la sua natura in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l'ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, dopo aver liberato l'uomo dalla morte mediante la sua morte. Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al tempo stesso dà la possibilità di comunicare in Cristo con i propri cari già strappati dalla morte, con il dare la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso Dio.

 

 

 

La Catechesi.

Ä       Non uccidere, il comandamento di Dio.

Questo comandamento di Dio è applicato a varie realtà che per noi non hanno la stessa importanza o la stessa sensibilità o la stessa chiarezza.

Cosa hai fatto di tuo fratello?  (cfr.Genesi 4,9-10)

a)  L'omicidio : guerre, distruzione etnica, torture, pena di morte, ecc.

b) Il suicidio :  solo, di gruppo, lavaggio del cervello, ecc.

c)  L'aborto :    per qualsiasi motivo o giustificazione.

d) L'eutanasia : riguardo le persone anziane, con handicap, malate.

e)  Sacrifici umani : per motivi religiosi o motivi di scienza.

Certi spazi nel pensiero devono essere chiusi o mai aperti, perché la vita si può soltanto generare ma non distruggere : « Ho messo davanti a te la vita e la morte, scegli la vita ».

La paura che porta alla morte viene dal rifiuto di essere condizionati dalla vita :  « mi dicevo è meglio per me morire » (Tobia).

 La strada della sofferenza mia o di un altro, sempre vita è.

 Finché c'è vita il Signore può farne un bene grande, che noi non sappiamo essere per l'ammalato stesso oppure per gli altri.

 Il Signore ha sofferto, ciò lo ha reso capace di compassione.

Dopo questi richiami si può capire perché la Chiesa segue una certa linea nei suoi interventi. La Chiesa non può insegnare diversamente da Cristo e lo dice al mondo, alla coscienza dei cristiani e anche alla scienza. Non per essere contraria, ma bensì per essere fedele. È un suo dovere indicare la via del Signore in ogni cosa che compromette l'integrità della vita umana.

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