Parrocchia Santa Maria del Soccorso

IN CAMMINO PER LA MISSIONE PERMANENTE

La missione incarnata nel contesto socio-culturale di Roma

(Dalla relazione di S.E. Card. Camillo RUINI)

I nodi che stanno davanti a noi.

- La caratteristica saliente del nostro tempo sono i mutamenti, profondi, diffusi, progressivamente sempre più accelerati. Ne cito alcuni.

1. Lo sviluppo dell'informatica, con i nuovi modi di comunicare, di lavorare, di pensare.

2. Lo sviluppo delle biotecnologie. Esempio: l'annuncio dato il 26/6/2000 che è stata decifrata la mappa del genoma umano.

Dato l'enorme impatto di queste scoperte sulle nostre condizioni di vita, si sente forte il bisogno di criteri etici. Le scienze e le tecnologie rischiano, infatti, di ridurre l'uomo a una particella della natura e quindi ad un elemento anonimo della città. Cfr.Gaudium et Spes n°14.

Il criterio etico più condiviso sembra quello di considerare il soggetto umano "come fine e non mai come mezzo" (Kant).

- Un'altra caratteristica del nostro tempo è la "svolta antrolopogica", che pone il soggetto umano al centro, con una forte esigenza di libertà, ma vissuta in modo individualistico e orientato a scelte provvisorie. Ne verifichiamo le conseguenze soprattutto nel campo dell'affettività e della famiglia. Anche nella realtà di Roma, vediamo rafforzarsi l'individualismo e la crisi della famiglia, sia pure non dappertutto e non allo stesso modo.

- Inoltre la gente a Roma è segnata dalla "pesantezza della vita", a causa dei problemi del traffico, della mancanza di una rete di sostegno interfamiliare e interpersonale, della scarsa sicurezza a causa della microcriminalità, della diminuzione di prospettive di lavoro per i giovani, del persistere di una significativa percentuale di cittadini sotto la soglia della povertà.

Riassumendo, due nodi, cause di scristianizzazione e di disumanizzazione, sono davanti a noi:

1. L'attacco mosso al nostro innato senso religioso da un agnosticismo, che fa leva sulla riduzione dell'intelligenza umana a semplice ragione calcolatrice e funzionale.

2. Il processo di "alleggerimento" che corrode i legami più sacri e gli affetti più degni dell'uomo, con risultati di sradicamento e di instabilità delle nostre reciproche relazioni.

La sfida di orientare in senso positivo i cambiamenti

Come possiamo situarci da credenti dentro a tutto questo?

Una premessa: l’uomo rimane fondamentalmente il medesimo, nei suoi problemi, nelle sue tentazioni, nei suoi peccati, come nelle sue risorse interiori, nei suoi desideri e nelle sue speranze. A maggior ragione rimane il medesimo Gesù Cristo e restano le stesse vie della salvezza che egli ci ha portato, attraverso la fede, la conversione, l’amore del prossimo.

I cambiamenti non sono né arrestabili, né capovolgibili, ma sono orientabili da un cristianesimo “interamente pensato e fedelmente vissuto”, come ha detto il Papa.

Riguardo ai due nodi indicati prima:

1. Sul campo del pensato: l’agnosticismo nasconde un consapevole o inconsapevole ateismo, che ha come base una concezione dell’evoluzione del mondo, senza scopo e senza senso, regolata dal “caso e dalla necessità” (Monod). Questa concezione, che viene definita scientifica, elimina Dio. Questo, di fatto, è il discorso che passa nella stampa, nella televisione, nei testi scolastici.

Ma questo discorso è oggi reversibile: proprio a partire dal successo delle scienze, molti studiosi si pongono tanti perché e riconoscono la “intellegibilità” della natura, dotata di un ordine e di un fine, in sintonia con il discorso sul “logos” del Prologo di Giovanni.

E’ possibile e necessario dunque aiutare le persone, in particolare i giovani, la cultura e la scuola, a liberarsi dal preconcetto, o dal timore, che l’universo è abbandonato alla necessità o casualità; questo è il timore che spegne la speranza e toglie forza all’impegno.

2.   Sul campo del vissuto: nonostante i costumi di vita siano sempre più pagani, la nostra società gusta e ricerca l’autenticità, l’immediatezza e anche la prossimità: resta aperta quindi ai valori della testimonianza che mette in gioco se stessi, della fraternità e dell’amore disinteressato e operoso. Si tratta di incarnare questi valori negli ambiti più significativi della vita quotidiana, come gli affetti e la famiglia, la nascita e l’educazione dei figli, il lavoro e i rapporti sociali, la malattia e la morte. Così si può far cultura “dal basso”, facendo superare il sospetto che il cristianesimo sia un residuo del passato e un ostacolo al progresso civile e alla crescita della libertà.

Una nuova inculturazione della fede sembra già in atto

In realtà le nostre possibilità di evangelizzazione non provengono principalmente dalle opportunità offerte dalla situazione socio-culturale, ma dall’opera di Dio attraverso il suo Spirito, presente oggi come sempre. E’ bene essere consapevoli dei doni che abbiamo ricevuto per essere sostenuti nella fiducia ed orientati nelle scelte. Tra questi doni pensiamo al Giubileo e alla GMG.

I giovani mostravano di aver chiaro e di vivere concretamente il rapporto con Gesù Cristo e con il Dio di Gesù Cristo, ed il suo significato di salvezza. In questo rapporto appariva ben presente e ben compresa, in maniera familiare e spontanea, la Chiesa.

La fede risultava tradotta in vita con comportamenti cristiani, certamente con difficoltà e debolezze, ma anche con lo stile, la sensibilità, gli atteggiamenti dei giovani d’oggi, in maniera disinvolta e non forzata.

Questi giovani hanno mostrato non soltanto generosità e disponibilità al servizio, ma anche gioia di testimoniare apertamente la propria fede.

Essi ci hanno dato un messaggio centrato su Gesù Cristo e le esigenze della sequela a confronto con la ricchezza e le sfide della giovinezza.

Motivazioni e linee-guida della missione permanente a Roma

Rimangono valide le due motivazioni sostanziali della Missione cittadina:

1. la missionarietà è costitutiva della Chiesa tutta;

2. la situazione di parziale scristianizzazione richiede una “nuova evangelizzazione”, cioè una proposta missionaria da sviluppare in territori e ambienti già impregnati di cristianesimo, ma ora segnati dalla scristianizzazione.

Rimane valida l’idea forza della missione cittadina, quella del “popolo di Dio in missione”, secondo l’ecclesiologia del Vat.II°, della Chiesa mistero-comunione-missione.

Rimangono valide le tre scelte strategiche della missione nelle famiglie, della missione negli ambienti di vita e di lavoro, della missione come dialogo alla luce della fede con la città.

Queste tre scelte si arricchiscono di altri aspetti complementari, che hanno bisogno di essere rafforzati:

-         la “missione giovani” che alla luce della GMG sarà meglio qualificare come “giovani in missione.

-         L’evangelizzazione della cultura e l’inculturazione della fede in una Roma che cambia.

-         La carità, come agape, amore generoso, che anzitutto riceviamo da Dio e che rivolgiamo a tutti a cominciare dagli ultimi; come “lingua universale”, comprensibile da tutti, del cristianesimo e dell’evangelizzazione; come anima della prossimità alla gente delle nostre parrocchie; carità capace di rinnovarsi e di inculturarsi nei diversi contesti sociali e culturali.

-         La necessità di formazione missionaria  e permanente di cristiani autentici. Non solo degli operatori pastorali, ma anche dei laici per la missione in tutti gli ambienti.

-         Superamento dell’ecclesiocentrismo sia a livello di parrocchia che di movimenti, ricordando che la chiesa è non fine a se stessa, ma sacramento di salvezza, totalmente relativa a Dio e all’uomo, meglio a Dio come salvezza dell’uomo in Gesù Cristo.

-         La centralità della formazione alla preghiera, dell’Eucarestia, del Giorno del Signore, per vivere la vocazione alla santità, non “fuori”, ma “dentro” al nostro tempo.

-         La necessità di una “mistica della comunione” (Congar), come capacità di lavorare insieme nella missione, vivendo l’amore e l’unità con il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, che è vincolo ed esigenza dell’amore e dell’unità tra tutti noi.

Alla ricerca di una piena integrazione tra missionarietà e pastorale ordinaria

In queste scelte di fondo c’è il compito dell’osmosi, dell’integrazione e in ultima analisi dell’identificazione tra missione e pastorale ordinaria.

Quali vie e modalità suggerire e sperimentare per conseguire questa osmosi ed identificazione? Dobbiamo avere fiducia e speranza nel futuro del cristianesimo, in particolare qui a Roma.