Johannesburg 2002: ultima chiamata

JOHANNESBURG 2002

Ultima chiamata per salvare la TERRA

Dal 26 agosto, per dieci giorni, i governi di tutto il mondo si riuniscono a Johannesburg per decidere il futuro del pianeta. L’argomento del summit è il cosiddetto “Sviluppo sostenibile”.

Il modello di sviluppo attualmente praticato nel mondo cosiddetto civile ed industrializzato si è dimostrato “insostenibile” per tutto il pianeta Terra in quanto:

· ha generato enormi disuguaglianze socio-economiche tra Nord e Sud del mondo;

· richiede un abnorme utilizzo di gran parte delle risorse del pianeta a beneficio di una piccola parte dell’umanità;

· provoca pesanti ripercussioni dal punto di vista ecologico (deforestazione, effetto serra, inquinamento, ecc.)

Ormai è chiaro: questo modello di sviluppo è insostenibile perfino per il ricco Nord del mondo, di cui facciamo parte. L’uso indiscriminato delle risorse naturali sembra essere giunto al capolinea. Consumando troppa aria, acqua, terreno e troppi combustibili per garantire il nostro benessere, stiamo impedendo ad altri di stare un po’ meglio, dove “gli altri” sono anche i nostri figli e nipoti.

Lo “sviluppo sostenibile”

Nel 1987 l’Organizzazione Mondiale della Sanità presentò all’ONU un rapporto dal titolo “Our common future” (il nostro futuro comune), dove si introduceva il concetto di sviluppo sostenibile:

“l’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, facendo si che i bisogni dell’attuale generazione vengano soddisfatti senza compromettere le capacità di quelle future di realizzare i propri”.

Come dire: “di fronte ad un albero, limitatevi a coglierne i frutti; se lo abbattete per ricavarne anche legna, chi verrà dopo non troverà né frutta né legna”.

Con il passare del tempo questa idea di sviluppo cominciò a diffondersi nell’opinione pubblica ed anche i leader delle nazioni ne rimasero affascinati, prendendo impegni per ridurre, nel XXIº secolo, l’impatto delle attività umane sulle risorse della terra. Ma tra le intenzioni ed i fatti c’è di mezzo il mare… degli interessi corporativi, delle multinazionali e delle lobbies del potere; la situazione è in continuo peggioramento:

· è in continuo incremento il divario economico tra Nord e Sud del mondo: il 20% della popolazione dei paesi ricchi consuma l’80% delle risorse della terra;

· il consumo dei combustibili fossili è cresciuto del 10% in dieci anni;

· il mondo ha perso in dieci anni 94 milioni di ettari di foreste, un’area grande quanto il Venezuela;

· gran parte degli ecosistemi costieri sono degradati: l’80% in Europa, il 70% in Asia. E’ andato distrutto un quarto delle barriere coralline ed entro i prossimi dieci anni, a questo ritmo, potrebbe scomparirne un altro 30%;

· dal 1900 ad oggi il livello del mare, per effetto del surriscaldamento globale, è aumentato di 10-20 centimetri: a causa di questo fenomeno molte isole in tutto il pianeta rischiano di finire sommerse entro breve tempo;

· sono ormai estinte 800 specie animali e vegetali, mentre altre 11.000 sono minacciate dal degrado dell’habitat causato dall’uomo.

Merito di questo modello di sviluppo, senza dubbio insostenibile.

30 anni di incontri: Tanti summit, buoni solo i propositi.

Risale al 1972 la conferenza sull’ambiente umano organizzata a Stoccolma dalle Nazioni Unite. Da allora molti incontri si sono susseguiti senza che siano stati raggiunti apprezzabili risultati sul piano pratico.

1972 – Stoccolma – Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano.
I rappresentanti di 113 nazioni si incontrano e redigono un piano di azione contenente 109 raccomandazioni. Nasce il programma dell’ambiente delle Nazioni Unite denominato UNEP

1987 – Rapporto Brundtland – “Il nostro futuro comune”.
La Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo presenta il proprio rapporto sul futuro del pianeta e formula, per la prima volta, la definizione di “sviluppo sostenibile”. Sulla base di questo documento il dibattito internazionale si concentra sulla necessità di colmare le differenze socio-economiche tra Nord e Sud e di conciliare crescita economica ed equa distribuzione delle risorse.

1982 – Rio de Janeiro – Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo.
Partecipano i rappresentanti di 178 Paesi, più di 100 Capi di Stato ed oltre 100 organizzazioni non governative. Vengono sottoscritti cinque documenti:

· l'”Agenda 21″: il programma di azione per il 21º secolo;

· la dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste;

· la convenzione quadro sui cambiamenti climatici;

· la convenzione quadro sulla biodiversità;

· la dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo.

1997 – Protocollo di Kyoto – Indica gli obiettivi internazionali da raggiungere per la riduzione dell’emissione di gas ad effetto serra, ritenuti responsabili del riscaldamento globale del pianeta. Per i paesi industrializzati è prevista una riduzione maggiore, mentre per i paesi in via di sviluppo gli obiettivi sono più modesti.

2002 – Johannesburg – Vertice sullo sviluppo sostenibile.
Il vertice si propone di esaminare l’attuazione degli impegni assunti a Rio de Janeiro nel 1992 e l’adozione di un piano d’azione sottoscritto da tutti gli Stati presenti nel quale siano individuate le sfide per il prossimo decennio.

Le sfide di Johannesburg

1. Eliminazione della povertà

Numerosi paesi in via di sviluppo vivono in condizioni di estrema povertà: la metà della popolazione mondiale vive con meno di due dollari al giorno. Questa grave situazione richiede un’azione decisiva da parte dei paesi industrializzati.

2. Modelli di consumo e produzione “sostenibili”.

Gli attuali modelli di consumo e di produzione comportano un uso eccessivo di risorse naturali e un’ampia produzione di rifiuti. Le conseguenze sull’ambiente richiedono soluzioni urgenti quali puntare ad un uso più efficiente delle risorse e promuovere l’uso delle cosiddette “risorse rinnovabili”.

3. Gestione sostenibile delle risorse naturali.

L’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali continua a produrre ingenti danni all’ambiente e all’ecosistema. Le risorse naturali prima abbondanti sono diventate scarse: devono essere pertanto protette, preservate ed opportunamente razionalizzate per il beneficio delle generazioni future.

4. Globalizzazione sostenibile.

Il fenomeno della globalizzazione dei mercati ha provocato una forte crescita economica dei paesi ricchi ed il conseguente allargamento del divario già esistente con i paesi in via di sviluppo. E’ pertanto quanto mai necessario intervenire per dare ai paesi poveri prospettive di crescita anche nell’ambito del mercato globalizzato.

5. Salute

6. Iniziative per l’Africa

7. Istituzione di un Governo dello sviluppo sostenibile

E l’Italia ?

Il nostro Paese è spesso schierato su posizioni molto avanzate, ma vediamo quali sono le cifre che rendono nei fatti insostenibile lo sviluppo italiano.

Energia.

Rispetto al 1990, in Italia si consuma il 13% di energia in più, sono aumentate del 5,4% le emissioni di gas serra mentre, secondo gli accordi di Kyoto, queste sarebbero dovute diminuire del 6,5% entro il 2008.

Rifiuti.

Tra il 1990 ed il 2000 la produzione di rifiuti urbani è cresciuta in Italia di circa il 45%. Dal 1996 al 2000 sono stati commessi più di 140.000 reati ambientali con 76.000 persone denunciate.
Territorio.

Negli ultimi cinque anni sono state costruite più di 160.000 abitazioni illegali. Negli ultimi dieci anni il fuoco ha distrutto mezzo milione di ettari di foreste, pari al 6% dell’intero patrimonio forestale italiano, mentre 28,2 milioni di italiani vivono in zone considerate a rischio idrogeologico “elevato” o “molto elevato”.

C’è ormai consapevolezza che politica ambientale non significa rinuncia al benessere, ma può rappresentare occasione di reddito e di lavoro. In Germania, per esempio la scommessa sulle “fonti di energia rinnovabili” si sta rivelando vincente, sia dal punto di vista economico che da quello ecologico, perchè i tedeschi stanno riuscendo a rispettare i parametri indicati nel protocollo di Kyoto.

A cura del Gruppo Giustizia e Pace