I poveri non possono aspettare

I POVERI NON POSSONO ASPETTARE!

Alla fine del mese di giugno 2002 si è tenuto, sulla vetta di un Monte in una località difficilmente accessibile del Canada (Kananaskis), lontano da tutti, il vertice del G8. Per quella occasione, un cartello formato da molti gruppi, associazioni e realtà missionarie cattoliche, ha inviato ai grandi in riunione un appello per sollecitare l’assunzione di decisioni a favore dei più poveri, per uno sviluppo sostenibile che non tenga conto solo del profitto ma sia attento ai problemi della giustizia sociale e dell’ecologia. Ne riportiamo di seguito alcuni passi, particolarmente significativi.

   Ancora una volta, pur riconoscendo solo in una ONU rafforzata e riformata l’istituzione in grado di garantire un governo globale equo e democratico che assuma le decisioni che coinvolgono i destini dell’intera umanità, ci rivolgiamo a voi, governi del G8, perchè vi impegniate a confermare e dare concreta attuazione agli impegni presi nella Dichiarazione del Millennio (approvata ambito ONU): obiettivo 2015, dimezzare la povertà nel mondo.
Ci rivolgiamo a voi perchè siamo consapevoli delle responsabilità che avete e vogliamo assicurarvi che tanta parte della Società civile vi sosterrà se assumerete decisioni improntate a giustizia sociale e solidarietà.

Non possiamo ignorare quanto accaduto in occasione degli ultimi appuntamenti internazionali, l’ultimo dei quali è stato persino disertato dai “grandi”, che si sono limitati a mandare delegazioni minori, che non hanno prodotto impegni vincolanti, risultati concreti e piani d’azione con tempi certi.
La stessa cosa non è accaduta, invece, per l’incontro interministeriale dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio, svoltosi a Doha lo scorso novembre. Con preoccupazione ancora una volta dobbiamo constatare che quando sono in gioco il commercio e gli interessi dei ricchi si arriva a conclusioni concrete, anche forzando decisioni e tappe; non altrettanto accade quando è in causa il dovere della solidarietà e con essa la responsabilità di garantire lo sviluppo di tutti.

I poveri non possono essere presi in giro. I poveri non possono più aspettare!
Preoccupati, denunciamo ancora una volta il ribaltamento della scala dei valori che guida le decisioni dei governi, che relega all’ultimo posto l’etica e la politica, in una parola l’obiettivo della giustizia sociale e pone ai vertici le ragioni della finanza e dell’economia, che sono e devono rimanere strumenti per il suo perseguimento.

A dimostrarlo la reiterata fiducia nella crescita economica e nel libero mercato, proposte come unica medicina efficace per guarire i mali del sottosviluppo. Ribadiamo la nostra convinzione, che ci deriva da decenni di lavoro a fianco dei poveri, che ciò non basta a risolvere il problema drammatico della povertà.
Facciamo nostre le parole del Santo Padre del 1º gennaio 2002, in occasione della Giornata Mondiale della Pace:

“Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono: questo voglio ricordare a quanti detengono le sorti delle comunità umane, affinchè si lascino sempre guidare, nelle loro scelte gravi e difficili, dalla luce del vero bene dell’uomo, nella prospettiva del bene comune”.

Il modello proposto non può essere quello fondato sulla disparità di accesso alle risorse e alle opportunità e foriero di un mercato “libero” solo per alcuni, ma sempre più “protezionista” per altri. Ne sono prova la progressiva privatizzazione di beni pubblici globali quali l’acqua, i brevetti e i farmaci e la crescente applicazione di dazi doganali sui prodotti provenienti dai Paesi del Sud, del dumping sulle esportazioni di questi e di sussidi all’agricoltura per i prodotti del Paesi del Nord.

Ancor più ci preoccupano le iniziative e le dichiarazioni che spacciano:

· lo smaltimento delle eccedenze alimentari, comprese quelle che non risultano più idonee alle recenti normative che tutelano la salute dei cittadini del Nord, per “aiuti umanitari alle popolazioni colpite da guerre e catastrofi”, spesso provocate dagli stessi donatori;

· la ricerca di nuovi sbocchi commerciali per i nostri mercati stagnanti, a partire da quello informatico, per “recupero del divario tecnologico esistente fra Nord e Sud del mondo”;

· la solidarietà, la sensibilità e l’impegno volontario dei privati per “aiuto pubblico allo sviluppo dei Paesi poveri” e, quindi, giustificazione al disimpegno dei governi a promuovere interventi strutturali.

All’indomani dell’11 settembre, i governi del G8 hanno ribadito che il successo della lotta al terrorismo dipende da un incremento sostanziale della cooperazione allo sviluppo. Condividiamo questa prospettiva, per questo, alla vigilia del Vertice del G8, chiediamo con forza che l’incontro sia l’occasione per passare dalle parole ai fatti, in particolare per:

· isolare a livello politico e commerciale i paradisi fiscali e finanziari, luogo privilegiato del finanziamento del terrorismo e del riciclaggio del denaro proveniente dalla criminalità;

· destinare ai paesi poveri lo 0,7% del PIL (Prodotto Interno Lordo) senza “operazioni contabili” quali il ricomputo della cancellazione del debito ed in aggiunta ai fondi straordinari. In particolare, chiediamo ai Paesi europei che l’impegno assunto a Monterrey di raggiungere lo 0,39% entro il 2006, costituisca solo una tappa intermedia verso lo 0,7%;

· rafforzare gli impegni già assunti nella lotta all’AIDS e alle pandemie, garantire l’accesso ai farmaci a costi sostenibili per le popolazioni dei Paesi poveri;

· attivare una procedura di arbitrato internazionale per il debito affidato ad un organismo indipendente, che non sia il Fondo Monetario Internazionale;

· promuovere un arbitrato politico, economico e sociale che faccia capo alle Nazioni Unite, in particolare riformando il Consiglio di Sicurezza ed istituendo un Consiglio di Sicurezza Economico e Sociale;

· Definire, attraverso una consultazione delle organizzazioni della società civile, in particolare quella del Sud:

o il “Piano DDR (Disarmement, Demobilisation and Reintegration) per la prevenzione dei conflitti e supportarne l’efficacia con l’applicazione di politiche coerenti a livello nazionale ed internazionale;

o l'”iniziativa per la gestione delle acque e delle risorse naturali” e partecipare alla Conferenza di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile con delegazioni di alto livello, in grado di assumere decisioni concrete;

o un nuovo piano operativo della NEPAD (New Partnership for Africa’s Development), affinchè le priorità in esso individuate rispondano ai bisogni e ai diritti fondamentali delle comunità locali e della società civile internazionale.

Al Governo Italiano chiediamo di farsi portavoce di queste istanze presso il Vertice di Kananaskis e di mostrare la validità delle dichiarazioni fatte e degli impegni presi al suo rientro.
Chiediamo che, in occasione della presentazione del DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) e della Legge Finanziaria 2003, il Governo Italiano si impegni a raggiungere lo 0,39% del PIL da destinare ai paesi poveri.

A cura del Gruppo Giustizia e Pace