Sul condono del debito estero

Avvento 2000 – Giubileo – Condono del debito estero dei Paesi poveri

    Il Giubileo: l’offerta di un nuovo inizio

    Il libro del Levitico, al Capitolo 25, prevedeva che nell’anno giubilare quanti avessero contratto debiti, perduto case e terreni, fossero caduti in schiavitù a causa dei rovesci economici, tornassero in libertà ed in possesso della loro proprietà.

    Il Giubileo era non solo un tempo di cancellazione di debiti e di liberazione, ma anche l’offerta fatta a tutti di un nuovo inizio, di un ritorno alla condizione originale di libertà di tutti, qualunque fosse stata la loro storia ed il loro errore, perchè la terra è di Dio e quindi è un dono, un dono per tutti.

   Il debito dei paesi poveri: una moderna forma di schiavitù

    Non possiamo, in questo breve spazio, dibattere sulle cause che lo hanno generato e sul fatto che esso sia già stato pagato molte volte di più del suo valore reale dai paesi debitori, ma ci interessa solo sottolineare che si tratta di un peso che impedisce ai paesi poveri di guardare al futuro, di rispondere alle proprie necessità vitali. E’ una moderna forma di schiavitù che tiene soggiogata e dipendente molta parte del mondo, impedendo ogni forma di sviluppo e di speranza.

    Il diritto alla vita prima dei diritti dell’economia

    L’impegno per la riduzione del debito estero è, in una parola, una questione che riguarda il diritto alla vita di molta parte dell’umanità. Gli interessi da pagare costringono i governi a tagliare le spese per la salute, l’istruzione, lo sviluppo, con la conseguenza di un peggioramento progressivo delle condizioni di vita complessive della popolazione. Oggi in molti paesi dell’Africa la vita media è attorno ai 40 anni, la mortalità infantile è altissima, l’assistenza sanitaria e le spese per l’istruzione al minimo storico. La gloria di Dio è l’uomo vivente, diceva un padre della Chiesa, S. Ireneo. Forse mai come oggi, nella povertà di gran parte del mondo, Dio è tanto umiliato nei suoi figli.

    “Come noi li rimettiamo ai nostri debitori…”

    E’ in questo ambito che la Chiesa italiana desidera muoversi con una campagna che vuole accompagnare il periodo giubilare e anche oltre. Essa, con tale iniziativa si prefigge almeno tre obiettivi:

   1.  Nuovi stili di vita. Il primo scopo è quello di promuovere la consapevolezza che senza un profondo cambiamento dei nostri stili di vita non sono possibili percossi di liberazione e di dignità per i paesi poveri. Essi pagano, infatti, la rapina che per secoli abbiamo perpetrato a loro spese. La ricerca di stili di vita nuovi, di uno sviluppo “sostenibile”, del rispetto dell’ambiente, di una più equa ripartizione delle risorse, il senso di una “solidarietà globale”, sono il primo passo verso una autentica liberazione, nella quale ritroveremo pure noi una nuova maniera ed un nuovo gusto di vivere.

   2. La cancellazione del debito. Il secondo obiettivo è quello di ottenere dal governo italiano la cancellazione del debito estero di sua competenza, quota del resto irrilevante per un paese ricco come il nostro. Questo sarà possibile però solo grazie all’azione di una società civile che sappia farsi “voce dei senza voce” e portatrice di forti istanze di solidarietà.

  3. Piccoli passi: la forza del segno. Su tale strada, con la raccolta di fondi per la cancellazione del debito estero di due paesi africani, lo Zambia e la Guinea Conakry, la Chiesa invita i cristiani a porre un segno, capace di coinvolgere tutta la società italiana, un segno che dica che cambiare è possibile, che è possibile credere nel futuro, che è ragionevole offrire la possibilità di futuro a tutti, perchè non c’è futuro se non nella solidarietà. Per questo la Chiesa non intende chiedere soltanto la cancellazione del debito, ma farsi promotrice di una iniziativa che, facendo dei poveri i protagonisti del proprio sviluppo, sia il germe di un futuro nuovo.

    L’appello più urgente: “Contro la fame, cambia la vita”.

    Forse di fronte ad una situazione come questa ci può prendere lo scoramento: a cosa potrà mai servire una tale iniziativa? Non è forse una goccia d’acqua in un oceano di povertà e miseria? Non finirà come tante altre iniziative nate con lodevoli intenti e finite una volta di più a vantaggio dei ricchi?

    Sono domande serie che vanno prese in considerazione. Forse non cambieranno molte cose. Ma se sarà l’opportunità per cambiare il nostro modo di vivere, allora sarà stata un’occasione importante.

    “Contro la fame cambia la vita” = vivi una vita più sobria, più informata, più critica, più solidale: è forse l’appello più urgente ed il dono più grande che questa iniziativa ed il giubileo ci potranno portare.