CONFRATERNITA DEI CINTURATI

DI SANTA MARIA DEL SOCCORSO

[Cenni storici]            [La chiesa della SS. Annunziata]   [La statua della Madonna della Cintura]    

  CENNI STORICI

(Queste notizie sono tratte dal manuale ad uso della Confraternita dei Cinturati di Santa Maria del soccorso la cui introduzione fu curata dal Cinturato Can. Cantore Zaccaria D’Ambrosio agli inizi del 1900  e sono state aggiornate dal Cinturato Liberato Trotta.)

 

La Confraternita dei Cinturati di Campagna (SA), comunemente denominata di Maria SS. del Soccorso, canonicamente eretta nella Chiesa della SS. Annunziata, vanta un’origine assai remota. E’ per antichità la seconda Confraternita di Campagna, essendo stata fondata nella prima metà del XIV secolo.

Essa venne istituita dai Reverendi Padri Agostiniani nella piccola Chiesa del primitivo loro Cenobio, il quale sorgeva sul rione di S. Agostino, accanto all’antico Palazzo Ducale, ed era chiamata Confraternita dei Cinturati di S. Monica. Gli Agostiniani, per la grande devozione che nutrivano verso S. Monica, madre di S. Agostino, raccolsero molti giovani per animarli, con l’esercizio di alcune pratiche religiose, al culto della Vergine Santissima e all’ossequio di S. Monica. Il numero dei giovani divenne col passare degli anni abbastanza grande; per questo i due nobili signori Michele Tercasio e Benedetto Belbuono elessero la compagnia a regolare confraternita per avere una norma durante le loro riunioni, ciò si desume dal primo protocollo del notaio Francesco De Risis.

 Edificatosi in seguito dal religioso Duca di Campagna Ugo Sanseverino il nuovo ed ampio Monastero dell’Annunziata per gli stessi Padri Agostiniani, al Pio Sodalizio nel 1393 veniva assegnato un apposito Oratorio nella eletta novella residenza dagli stessi Padri con altare proprio in questa Chiesa, nell’abside della quale passava ad officiare dopo la soppressione dell’ordine Agostiniano, avvenuta ai principi del secolo decimonono, con decreto reale del 14 aprile 1807.

La Confraternita della Cintura contribuì alla istituzione del Seminario con ducati 110 e tre oliveti, con beni a Stradella, a Visciglito, a Campolongo e con un seminativo di tomoli 49,5 al Vado della Tenza ed il relativo atto notarile fu rogato dal notaio Francescantonio Giordano il 24 agosto 1722.

             Dotata sempre di copiose indulgenze e di non pochi altri privilegi spirituali, con Decreto del 16 Luglio 1867, firmato in Roma dal Generale dell’Ordine Fr. Giovanni Belluomini, e confermato con un secondo Decreto in data 9 Ottobre 1912, dal Priore Generale P. Fr. Tommaso Rodriguez, veniva canonicamente confermata ed aggregata all’Arciconfraternita dei Cinturati sotto il titolo della B. V. Maria, Madre della Consolazione, del S. Padre Agostino e della S. Madre Monica, con facoltà al Parroco pro tempore della stessa Chiesa, quale Padre Spirituale nato del Sodalizio, di aggregarvi uomini e donne, di benedire a loro favore cinture e corone ed impartire loro in articulo mortis la plenaria indulgenza con l’assoluzione di tutte le loro colpe.

Questa gloriosa Confraternita, non mai seconda alle altre nel promuovere opere di pietà cristiana in Campagna, può gloriarsi di avere sempre contribuito al mantenimento del culto cattolico in tutte le sue manifestazioni fino ai nostri giorni.

Tra le tante gloriose tradizioni è risaputo che il 23 aprile del 1625 fu uno dei tre Sodalizi che solennemente si recava a Roma in pubblico pellegrinaggio in occasione del S. Giubileo aperto alla Cristianità e di li faceva ritorno il 20 maggio. Per poi ritornarvi dopo circa quattro secoli quando, in occasione del Grande Giubileo dell’Anno 2000, la Confraternita ha partecipato, il 10 Agosto, al 10° Cammino di Fraternità indetto in occasione del Giubileo per le Confraternite, percorrendo in processione, Via dei Cerchi, Via di San Gregorio, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via del Corso, Largo Goldoni, Via Tomacelli, Ponte Cavour, Via V. Colonna, Piazza Cavour, Castel Sant’Angelo, Via della Conciliazione, per giungere in Piazza San Pietro dove ha preso parte alla solenne recita dei Vespri con Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II, e alla apertura del Congresso Eucaristico Internazionale.

Affiliata vantaggi spe­ciali del Sodalizio medesimo qui appresso si tra­scrivono, desumendoli dall’ultimo sommario, approvato in piena regola all’Ordine dei SS. Eremiti di S. Agostino, per la sua canonica aggregazione, all’Arciconfraternita dei Cinturati, ne ha goduto, come tuttora ne gode, tutti i Privilegi ed Indulgenze, che con i per l’Arciconfraternita della Cintura della B. V. Maria Madre della Consolazione, di S. Agostino e di S. Monica dalla S. Congregazione delle Indulgenze in data 17 Dicembre 1902.

Il numero dei Confratelli inizialmente era limitato a sessanta e la vita della Confraternita era molto severa. Potevano iscriversi tutti, purché di età non superiore ai sessanta anni, pagando una piccola tassa di iscrizione. Ogni anno si pagava inoltre un contributo, e chi non pagava per tre anni di seguito veniva dichiarato decaduto.

Dopo un periodo di crisi la Confraternita è stata ricostituita ad opera di un gruppo di devoti che, con l'aiuto di alcuni amici e con i consigli dei Confratelli anziani tra i quali l'allora Tesoriere Trotta Liberato che ha conservato i documenti e quel che restava degli ex voto, hanno dato nuovo slancio al Pio sodalizio, che successivamente ha ricevuto un ulteriore impulso vitale dal nuovo Padre Spirituale, l’eclettico Sacerdote esorcista, Don Antonio Pisani il quale, dal momento del suo insediamento, ha trasfuso il suo spirito creativo nell’operato della Congregazione, rendendo la Confraternita più viva e partecipe delle varie opere pie realizzate in loco ed altrove. Oggi l’opera di rinascita e rinnovamento volge al completamento grazie al valido contributo dato da due giovani Cinturati: Liberato Ramarro e Liberato Trotta, i quali si avvalgono della attiva collaborazione di tutti i membri del Sodalizio.

La determinazione del nuovo Priore e del Segretario hanno reso possibile, dopo molti sacrifici, in occasione della Novena che ha preceduto la festa solenne di S. Maria del Soccorso del 21 novembre 2001, che la la Statua fosse presentata rinnovata nelle vesti e nelle corone. Alla benedizione dei nuovi abiti, del nuovo mantello, delle nuove parrucche (costati circa venti milioni di lire) delle restaurate corone e del nuovo stendardo hanno provveduto Don Antonio Pisani e Padre Tommaso Simone. In tale occasione l'artista locale Diego Trotta ha fatto dono alla Confraternita di un elegante leggio in legno sapientemente scolpito a mano.

Prossima sfida, già lanciata da Liberato Ramarro e Liberato Trotta, è la ricostruzione dell'altare della Madonna della Cintura nella Chiesa della SS. Annunziata.

LA CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA

 

Uno degli edifici di culto più importanti nel centro antico della città di Campagna é sicuramente la chiesa della SS. Annunziata. Il fabbricato, legato alla struttura del Comune, ex Convento degli Agostiniani, ex Sotto-Intendenza, di cui é proprietaria anche la Confraternita dei Cinturati di S. Maria del Soccorso, é l’unico tra quelli attivi prima del terremoto del 1980 a non essere utilizzato in quanto é ancora in ricostruzione. Gli interventi fino ad ora attuati sono stati scarsi, sia probabilmente per le somme erogate, che per mancanza delle parti interessate.

Per fortuna la sua storia, a differenza degli interventi predetti, é molto più onorevole. Le prime notizie dell’esistenza di essa risalgono alla sua primaria funzione di cappella palatina dei d’Apia, poi dei Del Balzo di Taranto, infine dei Sanseverino feudatari di Campagna. Agli ultimi si vuole il trasferimento del palazzo feudale sulla collina di S. Agostino, nel quartiere di Zappino, prendendo alloggio nell’omonimo cenobio, viceversa ai frati venne concesso il loro palazzo quale convento.

La chiesa, come il convento, venne ricostruita nel XVI secolo. Si presenta a tre navate, con quella centrale absidata. Ha subito i più vistosi interventi di stuccatura ornamentale nel XVIII secolo, rimanendo quasi irriconoscibile con gli attuali interventi. Oltre all’altare maggiore e alla balaustra in marmi policromi, vi erano nelle sue ali diversi altari con sepoltura privilegiata, appartenenti a personaggi e a famiglie di spicco della nobiltà locale. Le statue, i quadri, le reliquie che ancora si conservano, oltre al loro valore devozionale, costituiscono ancor oggi un patrimonio inestimabile per i campagnesi, basti ricordare la pala di S. Maria della Cintura con S. Agostino e S. Monica opera dei Curìa, l’Ecce Homo, la tela di S. Gaetano, il Crocifisso, S. Nicola, S. Biagio, le reliquie di S. Serafino e di S. Vito martire, ed altre.

Il terremoto del 1980 causò il distaccamento della facciata dalle mura laterali, provocando il crollo di una porzione dell’ala destra sull’organo e sull’altare privilegiato di S. Michele, salvando la sottostante statua con le reliquie ossee e le perdendo ampolle con il sangue di S. Liberato Martire, (patrono minore di Campagna) e le preziose lapidi e busti marmorei appartenenti alla nobile famiglia Cervone nella cui eredità discesero i De Vargas Machuca principi di Migliano.

Il convento, dall’antica struttura domestica, venne trasformato intorno al 1580, ampliandosi nella configurazione che conosciamo, con l’evidente stampo rinascimentale del chiostro, costituito da quattro arcate per lato, culminanti con stemmi gentilizi, poggianti su colonne tonde, basamentate da un piedistallo quadrato. Le lunette del chiostro probabilmente vennero affrescate dai celebri Curia, padre e figlio (sembra di loro fattura l’immagine dell’Annunciazione sul fianco del portone interno), con scene di Vita agostiniana e dei Dogmi mariani, sostenute da cornici riproducenti le armi delle famiglie sovvenzionatrici, nonché, nelle vele delle volte, con grottesche centrate da imprese. L’epicentro del chiostro é occupato da una coeva monumentale fontana ottagonale, tricefala nei getti.

Nel convento, come voleva la natura stessa dell’Ordine religioso, i frati erano applicati allo studio delle Sacre Scritture, perciò durante  le rivolte Protestanti degli inizi del XVI secolo, del cui consesso faceva parte il tedesco Martin Lutero, alcuni praticanti vennero tenuti sotto stretta sorveglianza, come poi ebbe a fare personalmente il generale fra Girolamo Seripando prima di diventare Arcivescovo di Salerno (1554) e Cardinale di Santa Romana Chiesa (1560).

Le condizioni attuali sono pessime, si spera che il futuro di questa chiesa possa presto arriderle, ché al momento ha trasferito le sue funzioni parrocchiali nella chiesa di Santo Spirito, dove i Confratelli Cinturati, insieme al parroco, portano avanti le liturgie e le festività dei Santi Patroni nella continuità delle sue funzioni di Parrocchia della più antica chiesa della SS. Trinità.

(Prof. Maurizio Ulino - maggio 2002)

 

LA STATUA DELLA MADONNA DELLA CINTURA

 

La statua venerata nella confraternita dei Cinturati di Santa Maria del Soccorso in Campagna, provincia di Salerno, vanta una tradizione che risale al XIV secolo.

Una fattura artistica tipica della 2ª metà del XVIII secolo, è una statua a manichino, con figura in maestà. Si scopre e mostra solo il Volto di Madre Celeste e le Mani di Sposa del Signore nelle Sua Opera di mediazione verso gli uomini. Il volto ovale ha un’espressione neutra - da “Gioconda” per intendersi -, volendo con esso sottolineare il sentimento, uniforme della madre, davanti agli uguali bisogni dei propri figli; manifestazione della intermediazione tra Dio Padre e l’Uomo, tra chi realmente ha il potere di guardare nell’animo e percepirne le reali necessità. I capelli a boccoli, a differenza del volto, mostrano chiaramente la molteplice vivacità, l’ingegno dell’opera di Dio. Vestita da un abito di seta bianca ricamato in oro, che ricalca la purezza della sua indiscussa anima, Immacolata, con indosso un mantello azzurro, anch’esso ricamato in oro, una copertura totale fatta di Cielo, il posto a Lei offerto da Dio per aver redento il mondo dal peccato originale. Con la sinistra, sul palmo, presenta il Santissimo Nome di Gesù, Dio fatto Uomo, disceso in Terra per rendere testimonianza della Vita Eterna. Con la destra reca una cintura che tende verso il popolo di Dio, in atto di offrire una regola alla vita umana, una ristrettezza alla facilità dei costumi con la quale l’Uomo può facilmente cadere nel Peccato. Una regola capace di unire il Popolo di Dio a sovvenire attraverso le Opere anche ai bisogni materiali dei deboli, dei poveri, delle donne e dei bambini. Il volto del Bambin Gesù, a differenza della Madre “inespressiva” e fissa, accenna un sorriso, quasi a voler sottolineare la consapevolezza della sua funzione, di ciò che gli accadrà, del suo Sacrificio. Delinea con la bocca anche una timida apertura, indica il respiro di Dio, lo Spirito Santo che aleggia sugli uomini, in attesa della Grazia della Divina Trinità. Anch’egli consegna all’umanità, con la sinistra, una “cintura spirituale” - più piccola - , che invita a seguire le norme liturgiche dettate dal Cristianesimo. Con la mano destra, in atto di benedizione, rassicurante, assicura a tutti la Sua costante presenza in Spirito nel Mondo come indica la sua veste bianca.

Il giglio tenuto dalla Madonna, appellativo con la quale viene identificata la purezza della sua figura, e lo scettro impugnato da Gesù, sinonimo del potere delle grazie, opere in argento, sono oggetti devozionali apposti rispettivamente l’uno nel 1862 e l’altro nel 1863. In sostituzione del ramo di gigli, bisognoso di restauro, la confraternita ve ne appose un altro nel 1999.

(testo a cura del Prof. Maurizio Ulino collaboratore culturale della Confraternita - Cavaliere del Merito Culturale del Principato di Monaco)

 

 

NOTA:
Colgo l'occasione per esprimere sentimenti di sincera stima e profonda gratitudine al Ch.mo Prof. Maurizio Ulino per la preziosa collaborazione offerta alla Confraternita, fulgido esempio di cristiana fratellanza.
I suoi testi, chiari e precisi, sono il frutto di un sapiente lavoro svolto con passione e amore per la storia e le tradizioni di questo Venerabile sodalizio che oggi mi vanto di rappresentare e al quale il Prof. Ulino ha dato un notevole contributo nell'arricchimento culturale.
 
Campagna, 20 ottobre 2006
Il Priore
Liberato Trotta